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Un indicatore per un’opportuna gestione

Dottore Commercialista

Un’azienda affinchè proceda nell’ottica di una corretta procedura gestionale, deve essere in grado di produrre redditività ed in parallelo deve fare ciò tramite il fatto che vengano coperti i costi ad esse correlati, unitamente a tutto questo devono poi risultare sempre ben chiare le attività su cui la stessa si focalizza.

Pertanto in quest’ottica di ragionamento assume un notevole rilievo quello che è un indicatore come il Margine Di Contribuzione, che senza subbio è quello che permette di comprendere in maniera più immediata tutto quello che viene sopra – indicato. Lo stesso materializza i suoi effetti partendo dal fatto che corrisponde all’essere uguale alla differenza tra i ricavi di vendita ed i costi variabili.

In sostanza concreta quella che è una semplice differenza, corrisponde all’affermare del quanto contribuisce a coprire i costi fissi ognuna delle unità rappresentanti ciò che è prodotto o viene offerto, tutto questo viene così sviluppato sempre nell’ottica di dover poi generare profitto.

Così facendo si arriva alla determinazione di quelle che sono le principali scelte riguardanti l’andamento dell’azienda, che a sua volta partono dalla definizione dei prezzi ed arrivano poi a valutare se alcune linee produttive convengano effettivamente o meno. Quanto più vengono ridotti i costi variabili, tanto più sussiste l’aumento del margine di contribuzione e questo avviene per via del fatto che gli stessi sopra – citati siano legati al volume.

Una delle principali modalità a cui ci si attiene per andare a ridurre i costi è quella relativa ad un miglioramento dei processi produttivi che fa sì a sua volta che si riducano sprechi ed inefficienze, v’è n’è poi un’altra di queste che si riferisce alla realizzazione di trattative con i fornitori da cui derivano conseguentemente quelle che sono delle condizioni di acquisto a condizioni più vantaggiose.

Invece quanto più aumentano i prezzi, tanto più viene valorizzato il margine di contribuzione, a patto però che venga gestito senza far sì che venga mai persa la competitività, tutto questo è effettivamente possibile e realizzabile nel momento in cui ci si pone sul mercato portando alla ribalta quel qualcosa in più che caratterizza effettivamente il prodotto o il servizio in questione. Tutto questo passa dallo svolgere un’accurata analisi di tutto quello che si ha a disposizione, agendo in particolare nel valorizzare i prodotti più redditizi e nel mettere in minoranza i prodotti che risultano esserlo di meno, in modo da far sì che al cliente vengano proposti sempre i prodotti dotati dei margini più altri. All’interno del discorso che stiamo portando avanti, il maggior numero di errori che viene commesso, soprattutto in ottica di calcolo, è quello relativo all’errata differenziazione che viene fatta tra i costi fissi e costi variabili, perciò per agire sempre in maniera corretta occorre portare avanti questa suddivisione :

  • Costi variabili : fanno riferimento a quelle che sono delle spese soggette ad una variazione in parallelo al volume di produzione
  • Costi fissi : non partecipano al calcolo del margine di contribuzione a fanno ruolo a sé stante in quella che è la determinazione dei punti di profitto

In buona sostanza quanto più le aziende riescono a valorizzare quest’indicatore, tanto più le stesse possono realmente portare avanti gli obiettivi di crescita che a loro volta si sono prefissati.

La sua analisi assume un ruolo ancora più importante in momenti di flessione di mercato, in modo che possa effettivamente fungere come riferimento per poter prendere delle scelte che siano effettivamente rilevanti per un futuro florido da un punto di vista industriale.

In questo modo si arriva a dotarsi di un processo decisionale ben disciplinato, da cui appunto si va a dotare l’azienda di un certo tipo di salute finanziaria e di una competitività sui mercati suddivisa su un reale lungo periodo.

Bartolomeo Russo
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