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Il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon. La leggenda dell’anatema

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Tutankhamon

Si celebra quest’anno, il quattro novembre 1922, il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon ad opera dell’archeologo Howard Carter che, grazie ai fondi di Lord Carnavon, riprese gli scavi nella Valle dei Re alla ricerca delle sepolture di due faraoni della XVIII dinastia Akhenaton e il suo successore e figlio Tutankhamon.

Fu così che si materializzò sotto gli occhi di Carter la più grande scoperta archeologica nella storia del XX secolo.

Durante la campagna di scavo, infatti, un gradino dopo l’altro trovò una scala che arrivava ad una porta mai violata da millenni: dietro quella porta sigillata c’era la tomba del faraone Tutankhamon.

La tomba rivelò subito un corredo funebre straordinariamente ricco ed il sarcofago di oro massiccio – del peso di circa 110 kg – ancora intatto.

Tale operazione richiese molti anni perché la sepoltura fornì oltre duemila reperti che furono subito inviati al museo del Cairo per essere catalogati.

Tra le curiosità ritrovate nel sepolcro si ricordano sei giochi da tavolo, giare di vino (tutte classificate con il nome del vitigno, della vigna e l’anno del regno, di cui quattro di vino dolce (da che si dedusse che il faraone prediligesse il gusto secco, n.d.r.).

All’interno della tomba furono ritrovate anche due minuscole bare con feti abortiti e imbalsamati: una bambina di otto mesi e un bimbo di cinque mesi.

Fu solo dopo aver catalogato tali reperti che il 16 febbraio 1924 venne aperto il sepolcro vero e proprio.

All’interno del sarcofago fu rinvenuta una mummia con una maschera di oro massiccio, oltre vari monili disseminati tra le bende. Solo in tempi recenti, grazie alle radiografie e all’analisi del DNA, ma anche grazie ad un attento studio dei cartigli, i ricercatori hanno potuto capire che non tutti gli oggetti ritrovati nella tomba erano di Tutankhamon.

Suo padre fu Akhenaton e la madre non fu Nefertiti bensì la sorella del re.

Quindi il faraone era il frutto di un incesto: il che spiegherebbe il motivo della sua debolezza fisica. È noto, infatti, che Tutankhamon avesse una malformazione al palato e un’altra al piede sinistro per la quale adoperava il bastone.

Morì a causa di un colpo alla testa inferto dai sicari mentre dormiva.

Si pensa che il mandante dell’omicidio sia stato il consigliere Ay che, infatti, divenne suo successore e che costrinse la regina Ankhesenamon, a sposarlo contro la sua volontà.

Ay fece di tutto per far dimenticare il giovane faraone, facendo persino cancellare il suo nome dai cartigli, dai ritratti e dalle tombe di famiglia, come quella di Luxor di Amenofi III, ma qualcosa è rimasto nascosto e sospeso nel tempo fino a quando, cento anni fa, un archeologo inglese che sognava la gloria “riuscì a portare alla luce tutto lo splendore e i misteri di Tutankhamon”.

Sotto il potere del consigliere Ay, la capitale venne riportata a Tebe e si ristabilirono antichi culti ormai dimenticati.

In quegli anni furono anche terminati gli affreschi e i decori nella tomba di Amenofi III, piccola, ma non per questo poco lussuosa: in essa, infatti, spiccano tutt’ora le pareti dipinte con le esequie del re e il sarcofago di granito, protetto da una serie di cappelle in legno ricoperto d’oro, contenente a sua volta tre sarcofagi antropomorfi.

Ed è proprio in questo sepolcro che, cento anni fa, è stata ritrovata da Carter, la mummia del faraone Tutankhamon la cui vita terrena fu breve e tormentata.

Basti pensare che morì assassinato appena ventenne dopo aver regnato per nove anni.

Era, infatti, solo un bambino quando divenne faraone. Ereditò un Paese confuso; rimproverava ad Akhenaton di avere instaurato il culto dell’unico Dio mettendo l’Egitto in difficoltà. Quando morì i dignitari e gli addetti ebbero solo settanta giorni di tempo, (quelli necessari alla mummificazione, ndr), per allestire la tomba.

Nell’insieme la sfortunata storia di Tutankhamon rivela l’avidità di potere che indusse gli uomini ad   armarsi contro il proprio sovrano per prendere il comando del Paese.

Subito dopo la sua morte cominciò la leggenda legata alla maledizione di Tutankhamon.

Avrebbe colpito chiunque avesse profanato la sua tomba.

La leggenda nacque dopo le morti improvvise di chi fu coinvolto nella scoperta. A partire da Lord Canavon, che non fece nemmeno in tempo a vedere la mummia e, poi, a Howard Carter e altre ventidue persone presenti all’apertura del sarcofago; ma “delle 10 persone presenti allo sbendaggio della mummia, nessuna morì nei dieci anni successivi a questa operazione”.

Roberta Fameli
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