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Azioni e movimenti dei Paesi vicini alla guerra Ucraina

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Guerra In Ucraina

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina non solo si è assistito a un ricompattamento, sia pur provvisorio, dell’Alleanza atlantica ma soprattutto sono cambiati gli scenari internazionali che si davano ormai per scontati: è questo il caso della storica neutralità di Finlandia e Svezia che sulla base di percorsi politici, scelte storiche e posizioni geografiche differenti, hanno deciso di reagire in questo modo all’aggressività russa.

Tuttavia la decisione di Vladimir Putin e, in generale, l’aggressività manifestata da Mosca negli ultimi anni ha reso inevitabile, per Stoccolma e Helsinki, mettere in discussione le probabilità di riuscire a convivere pacificamente con la Russia in avvenire. L’invasione russa dell’Ucraina, infatti, ha indotto i governi scandinavi di a ripensare il ruolo delle proprie nazioni nell’ambito della sicurezza internazionale.

La neutralità finlandese e svedese affonda le sue radici storiche nei decenni passati, quando i due Paesi, condizionati dalla vicinanza con la Russia, hanno dovuto prendere in considerazione la propria neutralità in fatto di politica estera come un fattore determinante.

La Svezia, pur non confinando con la Russia, viene da oltre due secoli di neutralità militare: l’ultima guerra cui Stoccolma ha preso parte attivamente è stata quella contro la Norvegia nel 1814.

 La Finlandia, invece, condivide un confine di ben 1.348 chilometri con la Russia, ha una storia di conflitti con Mosca e durante la Seconda guerra mondiale è stata coinvolta in due conflitti con il Cremlino: la Guerra d’inverno (1939-1940) e la Guerra di continuazione (1941-1944) contro l’Unione Sovietica.

La neutralità della Finlandia ebbe inizio con una sconfitta militare durante la seconda guerra mondiale. Essa, per quanto di modeste dimensioni, fece scivolare il paese nella sfera d’influenza dell’URSS, tanto è vero che subito dopo aver sottoscritto il Trattato di Mosca, che metteva la parola fine alla Guerra d’inverno contro Stalin, venne firmato “L’Accordo di amicizia, cooperazione e mutua assistenza” (1948) con l’obiettivo principale di stabilire il divieto, per la Finlandia, di unirsi ad organizzazioni ostili al Patto di Varsavia e la difesa reciproca tra i due Stati.

È evidente, quindi, che la Finlandia ha pagato la propria indipendenza consentendo una certa ingerenza della Russia nella propria politica interna.

I rapporti della Finlandia con la NATO iniziarono nel 1994 con l’adesione di Helsinki alla Partership for Peace e all’Individual Partnership Program.

Nel 1997 il Paese aderì anche all’Euro-Atlantic Partnership Council (EAPC) per migliorare la collaborazione internazionale nelle missioni di pace.

Al contrario, la neutralità svedese poggia su tutt’altre basi: la sua origine si colloca all’incirca nel 1814, ovvero alla fine del conflitto tra Svezia e Norvegia.

Da quel momento in poi la Svezia ha operato una scelta strategica politico-culturale che individuando nella neutralità la migliore dottrina per raggiungere i propri obiettivi nazionali, sia in politica estera che in politica interna, l’ha indotta a non partecipare più a nessun conflitto. Ciononostante a partire dagli anni Sessanta il governo svedese cominciò ad avere rapporti di cooperazione con gli Stati Uniti, fino a diventare un “alleato non ufficiale” dell’Alleanza.

Questa collaborazione è diventata ancora più evidente a seguito della dissoluzione del blocco sovietico, con sempre maggiori contatti tra la Nato, la Finlandia e la Svezia.

L’invasione dell’Ucraina però ha messo in discussione i principi adottati e rispettati fino ad oggi, e nell’ottica di queste considerazioni si sono incontrate diverse settimane orsono la prima ministra svedese Magdalena Andersson e l’omologa finlandese Sanna Marin per discutere della “cooperazione difensiva bilaterale di fronte alle modifiche dell’equilibrio di sicurezza in Europa”.

Gli inaspettati sviluppi geopolitici degli ultimi mesi hanno indotto a riconsiderare la vecchia dottrina di non allineamento dei due Stati nordici, che hanno presentato una richiesta formale per entrare a far parte ufficialmente della NATO il 18 maggio 2022.

Questa scelta, come sottolineato dalla premier svedese Andersson nel corso di un discorso ai cittadini tenuto nei giorni successivi all’inizio dell’invasione russa in Ucraina, passa anche per un rafforzamento delle capacità militari delle due nazioni.

Mentre la popolazione dei due Paesi scandinavi si è mostrata rapidamente propensa della necessità di abbandonare la loro storica neutralità, Mosca tramite la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, non ha esitato a minacciare “gravi conseguenze” militari e politiche, nel caso in cui Stoccolma e Helsinki si aggiungessero agli altri trenta membri dell’Alleanza atlantica.

A tali dichiarazioni sono seguite le parole di Putin, il quale ha invece sostenuto che l’ingresso di Finlandia e Svezia non rappresenta un grave problema per la sicurezza della Russia “a patto che non vengano installate infrastrutture militari nei due Stati scandinavi”.

L’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia costituirebbe anche un considerevole rinforzo dal punto di vista militare ed economico permettendo alla Nato di controllare il Mar Baltico.

Nello specifico l’esercito finlandese può contare su ben duecentottantamila soldati attivi e addirittura novecentomila riservisti addestrati, grazie alla coscrizione obbligatoria. Esso inoltre dispone delle più sofisticate capacità di intelligence e cyber in Europa.

Stoccolma, invece, è dotata di tecnologia all’avanguardia e di una forza area che la Bbc ha definito “una delle forze aeree più potenti d’Europa e, insieme alla Finlandia, rafforzerà notevolmente la presenza della Nato nella vulnerabile regione baltica”.

Inoltre la Svezia ha creato uno dei sistemi di difesa marittimi più potenti al mondo comprendenti navi, artiglieria e sottomarini grazie ai quali sarà più agevole per le forze dell’Alleanza il controllo dell’area che va dal Baltico all’Artico.

In ogni caso, per evitare di far correre rischi di invasione, il Regno Unito e gli Stati Uniti, hanno messo a disposizione un supporto militare in caso di minaccia russa al fine di mantenere l’integrità territoriale dei due Paesi scandinavi.

Il processo di adesione alla Nato però non sarà privo di difficoltà: tanto per iniziare è stato immediatamente ostacolato dal veto di Erdoğan, il quale ha posto delle condizioni per concedere ai Paesi scandinavi l’ingresso nell’Alleanza essenzialmente per due ragioni.

La prima, che è la più importante, riguarda il sostegno dato dalla Svezia ai curdi del PKK, che la Turchia considera un’organizzazione terroristica.

La seconda è che, a partire dal 2016, la Svezia ha accolto vari esponenti dell’organizzazione politica di Fethullah Gülen, che Erdogan considera responsabile del progetto di colpo di stato ai suoi danni.

Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, in questi ultimi giorni durante una conferenza stampa con il capo di governo finlandese Niinisto, ha affermato che l’opposizione della Turchia potrebbe non essere risolversi entro la fine di questo mese quando si terrà il vertice dell’Alleanza.

Dal canto suo Helsinki ha dichiarato la sua solidarietà al governo svedese affermando che non entrerà a far parte dell’Alleanza se i problemi che Stoccolma ha con la Turchia dovessero comportare il rinvio dell’adesione della Svezia.

Roberta Fameli
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