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Mantenimento dei figli maggiorenni: la Cassazione ridefinisce regole e limiti

Avvocato esperta in diritto penale, civile, del lavoro, dell'impresa e dell'immigrazione

Il tema del mantenimento dei figli è da sempre uno dei pilastri del diritto di famiglia italiano. Ma quando i figli diventano maggiorenni, il quadro si fa più complesso. Negli ultimi anni, e in particolare nel 2025, la Corte di Cassazione ha progressivamente affinato il proprio orientamento, tracciando un equilibrio più netto tra doveri genitoriali e responsabilità dei figli.

La regola di fondo resta comunque invariata: l’obbligo di mantenimento non si interrompe automaticamente con la maggiore età. Tanto è stabilito sia dalle norme del nostro Codice Civile che dalla nostra Costituzione, la quale all’articolo 30 statuisce che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”, evidenziando come tale obbligo dei genitori  non può considerarsi circoscritto all’aspetto meramente economico, essendo invece comprensivo di tutto ciò che serve alla crescita, all’educazione e alla formazione del minore e soprattutto viene in rilievo l’obbligo per i genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche oltre i 18 anni.

Gli articoli 315-bis e 316-bis del Codice Civile ribadiscono lo stesso principio, affermando che i figli hanno diritto a ricevere dai genitori tutti i mezzi adeguati alle loro esigenze, tenendo conto delle capacità economiche di ciascuno. Tale obbligo discende dal semplice status genitoriale, si tratta, cioè di un dovere naturale e giuridico che sorregge il rapporto familiare fin dalla sua nascita. In particolare, l’articolo 316-bis del Codice civile stabilisce che entrambi i genitori devono contribuire “in misura proporzionale alle rispettive capacità economiche”, secondo un principio di equità che esiste anche dopo l’avvenuta separazione o il divorzio.

Tuttavia, la giurisprudenza più recente ha chiarito che questo obbligo non è illimitato. Il criterio decisivo non è l’età, ma il raggiungimento di una reale autonomia economica o, quantomeno, l’impegno concreto del figlio nel conseguirla. Il 2025 segna un punto di svolta, delineando un principio di auto-responsabilità in capo al figlio maggiorenne, in quanto, il mantenimento non è più considerato un diritto automatico e incondizionato. Secondo gli Ermellini, il figlio maggiorenne deve dimostrare di essere attivamente impegnato in un percorso di studio o nella ricerca di un lavoro. Qualora venga meno questo impegno, ad esempio in caso di inerzia, abbandono degli studi o rifiuto di opportunità lavorative compatibili, il giudice può disporre la revoca del contributo economico.

Con l’ordinanza n. 19288 del 14 luglio 2025, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale secondo il quale l’assegno di mantenimento deve essere proporzionato e basato su una valutazione concreta della situazione economica delle parti. In particolare, per la sua determinazione, il giudice deve considerare diversi elementi attinenti alle esigenze del figlio; al tenore di vita goduto durante la convivenza; ai tempi di permanenza presso ciascun genitore; alle risorse economiche di entrambi e al valore delle attività di cura svolte da ciascun genitore. Gli Ermellini hanno, altresì, censurato decisioni che ignorano cambiamenti nelle condizioni economiche, sottolineando che l’assegno deve essere sempre aggiornato alla realtà.

Altro punto fondamentale che emerge soprattutto nelle controversie familiari riguarda il momento in cui il genitore può legittimamente chiedere la cessazione del mantenimento. A tal proposito, un ulteriore chiarimento è arrivato dalla Cassazione Civile, con l’ordinanza n. 12121 dell’8 maggio 2025, la quale ha precisato che l’obbligo dei genitori termina quando il figlio raggiunge l’indipendenza economica o quando, pur avendone le possibilità, non si attiva per ottenerla e non ipso facto con il raggiungimento della maggiore età.

Vi è dunque il richiamo al principio di auto-responsabilità del figlio maggiorenne, il mantenimento può protrarsi durante un percorso universitario serio e coerente, ma non può trasformarsi in una forma di sostegno indefinito. Il figlio, infatti, deve dimostrare diligenza e spirito di iniziativa. A tal riguardo, fondamentale è la prova del diritto al mantenimento. In considerazione del fatto che con il raggiungimento della maggiore età il contributo di mantenimento non si estingue, ma cambia natura poiché può essere corrisposto direttamente al figlio, maggiorenne non economicamente autosufficiente o al genitore convivente che lo sostiene, purché ne provi la necessità.  Secondo quanto già affermato dalla Cassazione Civile con la sentenza n. 5177 del 2024, il mantenimento del figlio maggiorenne non si presume, ma deve essere dimostrato. L’onere della prova ricade su chi richiede il contributo, che deve documentare l’effettivo impegno del figlio nello studio o nel lavoro. Il giudice, dal canto suo, è chiamato a valutare caso per caso, verificando la coerenza del percorso intrapreso.

Il nuovo orientamento della Cassazione non mira a ridurre le tutele, ma a renderle più eque. Il principio di proporzionalità – già previsto dagli articoli 315-bis e 316-bis del Codice civile – diventa il criterio guida per bilanciare gli interessi in gioco. Da un lato, si garantisce al figlio un sostegno adeguato; dall’altro, si evita di gravare il genitore oltre le proprie possibilità o di alimentare situazioni di dipendenza economica.

Le decisioni più recenti riflettono un cambiamento culturale oltre che giuridico, si va verso un nuovo modello familiare: la famiglia non più intesa come un sistema di protezione illimitata, ma come uno spazio di crescita e responsabilità reciproca. Il mantenimento, in questa prospettiva, assume una funzione educativa poiché, i genitori forniscono strumenti e supporto, mentre i figli sono chiamati a utilizzarli per costruire la propria autonomia.

Orbene, l’orientamento giurisprudenziale nel 2025, valorizzando la dimensione educativa del contributo di mantenimento, delinea un nuovo principio in cui il sostegno è fondamentale, ma entro limiti ragionevoli, in quanto l’obiettivo finale non è il sostegno perpetuo, bensì l’autonomia e l’indipendenza, vero punto di arrivo del percorso familiare.

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