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Financing de-stocking: il magazzino diventa una nuova fonte di liquidità per le imprese

Per molte imprese il magazzino rappresenta contemporaneamente una risorsa indispensabile e una delle principali cause di assorbimento della liquidità. Materie prime, semilavorati e prodotti finiti sono necessari per garantire continuità produttiva, tempestività nelle consegne e adeguati livelli di servizio, ma fino al momento della vendita immobilizzano capitale che potrebbe essere utilizzato per finanziare investimenti, crescita o altre esigenze aziendali.
Da questo punto di vista, il financing de-stocking introduce una prospettiva nuova: trasformare le rimanenze in liquidità prima della loro naturale rotazione commerciale, attraverso la cessione dei beni a una società veicolo, la cosiddetta Special Purpose Vehicle o SPV, mantenendo però presso l’impresa originaria la gestione operativa del magazzino.
La novità assume particolare rilievo dopo l’entrata in vigore, il 7 aprile 2026, della legge 11 marzo 2026, n. 34, che ha modificato la normativa italiana sulle cartolarizzazioni e, in particolare, gli articoli 7 e 7.2 della legge n. 130 del 1999. Il nuovo quadro consente infatti di estendere le operazioni anche ai beni mobili non registrati, aprendo quindi la strada alla cartolarizzazione delle scorte di magazzino.
Dal capitale immobilizzato alla liquidità disponibile
Il tema è tutt’altro che marginale per il sistema produttivo italiano. Secondo i dati dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, le imprese italiane detengono circa 476 miliardi di euro di rimanenze. Nel 2024 le scorte sono aumentate del 4,1% e il periodo medio di permanenza dei beni in magazzino ha raggiunto 59 giorni, rispetto ai 44 registrati nel 2021.
Si tratta di capitale che rimane temporaneamente immobilizzato nel circolante e che, soprattutto nelle aziende in espansione, può diventare un limite alla capacità di finanziare autonomamente lo sviluppo.
Il problema emerge con particolare evidenza quando la crescita commerciale richiede un incremento preventivo delle scorte. L’impresa deve acquistare materie prime, sostenere i costi di produzione o ampliare la gamma disponibile molto prima di incassare i ricavi derivanti dalle vendite. Anche un’azienda economicamente solida può quindi trovarsi ad assorbire quantità significative di cassa proprio mentre cresce.
Il financing de-stocking cerca di intervenire su questo squilibrio temporale anticipando la trasformazione del magazzino in liquidità.
Come funziona il financing de-stocking
Lo schema di base è relativamente semplice, anche se la sua implementazione concreta può diventare complessa.
L’impresa individua innanzitutto il perimetro delle rimanenze che intende trasferire. La cessione può riguardare l’intero magazzino oppure soltanto determinate categorie merceologiche. I beni vengono quindi ceduti a titolo definitivo a una SPV.
La società veicolo paga il prezzo di acquisto utilizzando risorse ottenute attraverso finanziamenti bancari oppure mediante l’emissione di titoli destinati a investitori istituzionali. L’impresa cedente riceve così immediatamente liquidità in cambio di beni che, normalmente, avrebbero generato cassa solo al momento della successiva vendita sul mercato.
La peculiarità dell’operazione emerge nella fase successiva. Il trasferimento della proprietà non implica necessariamente che i beni debbano lasciare fisicamente i magazzini aziendali. La SPV può infatti affidare alla stessa impresa un mandato di servicing, attraverso il quale il cedente continua a occuparsi della custodia, della manutenzione, della gestione e della valorizzazione delle scorte.
Sul piano operativo, quindi, l’azienda continua a governare i beni presenti nei propri stabilimenti o depositi, ma lo fa per conto del nuovo proprietario.
È proprio questa separazione tra proprietà giuridica e gestione materiale a rendere possibile il funzionamento dello strumento senza interrompere il normale ciclo industriale e commerciale dell’impresa.
Un magazzino dinamico richiede strutture revolving
Le scorte non sono naturalmente un patrimonio statico. Ogni giorno entrano nuove merci, altre vengono utilizzate nella produzione o vendute e il valore complessivo delle giacenze cambia continuamente.
Per questo le operazioni di financing de-stocking possono essere costruite secondo una logica revolving, con un perimetro di beni che viene periodicamente aggiornato in relazione ai nuovi ingressi e alle uscite.
Le strutture possono avere orizzonti temporali pluriennali che possono collocarsi indicativamente tra tre e sei anni, con la possibilità di rinnovo alla scadenza.
Anche la fase di commercializzazione può essere organizzata secondo modelli differenti. Una prima soluzione prevede che l’impresa continui a vendere i beni ai clienti finali per conto della SPV, occupandosi anche della fatturazione e dell’incasso. Un secondo schema può invece riconoscere all’impresa un diritto di riacquisto periodico delle merci, da esercitare in funzione delle esigenze produttive o commerciali.
La scelta della struttura non è quindi un dettaglio contrattuale, ma deve essere strettamente collegata al modello di business, alla rotazione delle scorte, ai processi logistici e alle modalità con cui l’azienda serve i propri clienti.
Perché non è semplicemente un finanziamento garantito dal magazzino
Uno degli aspetti più importanti da comprendere è la differenza rispetto alle forme tradizionali di credito.
Storicamente il magazzino può essere utilizzato nel rapporto tra banca e impresa come garanzia, ad esempio attraverso il pegno, compreso il pegno non possessorio, oppure come base per determinate anticipazioni.
In questi casi, tuttavia, l’impresa ottiene normalmente un finanziamento e quindi incrementa o mantiene il proprio indebitamento.
Il financing de-stocking si muove su un terreno differente. L’operazione non consiste nell’erogazione di un prestito garantito dalle rimanenze, ma nella cessione effettiva dei beni alla società veicolo.
La distinzione è essenziale perché, quando l’operazione è correttamente strutturata e ricorrono le condizioni per la derecognition, cioè per l’eliminazione delle rimanenze dal bilancio dell’impresa cedente, l’effetto potenziale è l’ingresso di liquidità senza l’accensione di nuovo debito.
Di conseguenza può migliorare la posizione finanziaria netta, con possibili effetti positivi sugli indicatori finanziari, sui covenant e, più in generale, sulla valutazione del merito creditizio.
Proprio questo è uno dei principali elementi di interesse dello strumento. Il risultato, tuttavia, non può essere dato per automatico: il trattamento contabile dipende dalla reale configurazione dell’operazione e deve essere analizzato attentamente in fase di strutturazione. Le implicazioni contabili e fiscali rappresentano infatti ancora alcune delle principali aree sulle quali dovranno consolidarsi prassi e interpretazioni.
La qualità delle scorte diventa determinante
Il financing de-stocking non deve essere interpretato come una soluzione per liberarsi di merce difficilmente vendibile o per affrontare situazioni di deterioramento aziendale.
Il principio richiamato dagli advisor coinvolti nelle prime strutturazioni è netto: l’operazione è destinata principalmente a scorte sane, correttamente valorizzate e dotate di un mercato di sbocco sufficientemente prevedibile.
La SPV e i soggetti che finanziano il veicolo acquistano infatti beni reali. Di conseguenza assumono rilevanza elementi quali la qualità delle giacenze, la loro liquidabilità, la velocità di rotazione, la possibilità di determinarne con precisione il valore, l’esistenza di una domanda di mercato e la capacità dell’impresa di tracciare in maniera affidabile ingressi e uscite.
Il financing de-stocking non nasce dunque come strumento di risanamento di magazzini problematici. È soprattutto una tecnica di ottimizzazione finanziaria per aziende che possiedono scorte economicamente valide, ma nelle quali una parte significativa del capitale rimane fisiologicamente impegnata per tempi relativamente lunghi.
I settori che possono beneficiarne maggiormente
I candidati più naturali sono pertanto i comparti caratterizzati da un magazzino strutturalmente elevato.
Tra gli altri, il legno-arredo, la meccanica, la moda e l’agroalimentare con produzioni a lunga stagionatura. Sono comparti nei quali le giacenze non dipendono necessariamente da inefficienze nella gestione.
Nel settore del legno, per esempio, possono esserci tempi tecnici di essiccazione. Nell’agroalimentare alcune produzioni richiedono mesi o anni di stagionatura. Nella meccanica e in altri settori industriali la disponibilità di una gamma ampia di componenti può essere necessaria per garantire continuità produttiva. Nella moda la gestione delle collezioni e del livello di servizio può comportare rilevanti quantità di prodotti in stock.
In situazioni di questo tipo esiste una soglia oltre la quale l’ottimizzazione logistica non è sufficiente a ridurre ulteriormente il capitale immobilizzato. È proprio quella quota fisiologica di magazzino che può diventare oggetto di operazioni di de-stocking finanziario.
Costi finanziari e, soprattutto, costi organizzativi
La valutazione di convenienza non può fermarsi al tasso applicato alla struttura.
Il costo finanziario viene calcolato tenendo conto dei giorni di effettiva esposizione, ai quali si aggiungono gli oneri necessari per la gestione dell’intera architettura dell’operazione.
Ed è soprattutto su questo secondo fronte che si gioca una parte importante della sostenibilità economica.
Una struttura revolving necessita di un sistema informativo capace di sapere in ogni momento quali beni appartengono alla SPV, quali sono stati venduti, quali sono entrati nel perimetro e quale sia il relativo valore. Occorrono quindi procedure di riconciliazione periodica tra carichi e scarichi, idealmente automatizzate e integrate con i sistemi aziendali.
Sono ipotizzabili, ad esempio, riconciliazioni anche su base settimanale e diventa essenziale ridurre il più possibile gli interventi manuali.
La tecnologia, in questo senso, non rappresenta un elemento accessorio. Un’operazione apparentemente conveniente sul piano finanziario potrebbe perdere attrattività se richiedesse processi amministrativi troppo onerosi, controlli manuali continui o sistemi informativi difficili da integrare.
La progettazione della piattaforma operativa diventa quindi parte integrante della strutturazione finanziaria.
La massa critica e le operazioni multi-cedente
Esiste poi un problema dimensionale.
Creare una SPV, costruire la documentazione contrattuale, predisporre i flussi informativi e organizzare i rapporti con finanziatori e investitori comporta costi fissi che devono trovare giustificazione nella dimensione dell’operazione.
Le prime strutture prese in considerazione dal mercato italiano si collocano nell’ordine di una decina di milioni di euro di magazzino ceduto.
Questo non significa necessariamente che il financing de-stocking sia destinato soltanto alle grandi imprese.
Un elemento particolarmente interessante della nuova disciplina è infatti la possibilità di realizzare strutture multi-cedente: più aziende appartenenti allo stesso settore o alla medesima filiera possono conferire le proprie scorte a una SPV comune, distribuendo così i costi fissi dell’operazione.
È una possibilità che potrebbe assumere particolare rilevanza nei distretti industriali italiani, caratterizzati dalla presenza di numerose PMI con business simili e problematiche di capitale circolante comparabili.
In questo scenario potrebbe essere proprio il professionista che assiste contemporaneamente diverse imprese dello stesso comparto a individuare le condizioni per costruire un progetto aggregato.
Commercialisti e CFO in prima linea
Per commercialisti, consulenti aziendali e responsabili finanziari il financing de-stocking apre quindi un nuovo terreno professionale.
Il commercialista, insieme al CFO, si trova in una posizione privilegiata per individuare le imprese potenzialmente adatte allo strumento.
I segnali possono emergere direttamente dai dati di bilancio: rimanenze particolarmente rilevanti rispetto all’attivo, capitale circolante che cresce più rapidamente del fatturato, utilizzo costante delle linee di credito a breve oppure programmi di sviluppo che richiedono un quantitativo crescente di cassa per finanziare le scorte.
Non basta però osservare l’importo del magazzino.
Occorre comprendere le ragioni economiche che determinano quelle giacenze, valutarne qualità e rotazione, ricostruire i flussi previsionali e verificare la capacità dell’impresa di produrre informazioni tempestive e attendibili.
Il tema finisce inevitabilmente per incrociarsi con quello degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Un’azienda interessata a un’operazione di questo tipo deve essere in grado di conoscere con precisione composizione e valore delle proprie scorte, monitorarne i movimenti e programmare il capitale circolante.
Un’operazione necessariamente multidisciplinare
La natura stessa del financing de-stocking impedisce di considerarlo un prodotto standardizzato.
L’area finanziaria deve dialogare con quella contabile, fiscale, legale, logistica e informatica.
Il professionista contabile è chiamato a valutare le conseguenze sul bilancio e le condizioni necessarie affinché il trasferimento delle rimanenze possa produrre gli effetti desiderati. Sul versante fiscale devono essere esaminate le conseguenze derivanti dalla cessione e dalla successiva gestione dei beni.
Il legale deve invece costruire un impianto contrattuale capace di disciplinare in modo preciso l’effettività della cessione, il mandato di servicing, gli obblighi delle parti, le responsabilità nella custodia e gestione delle merci e il rapporto con la normativa sulle cartolarizzazioni.
All’advisor finanziario e strategico spetta infine un ruolo di coordinamento che può andare dall’analisi di fattibilità alla selezione delle categorie di magazzino da includere nell’operazione, dalla preparazione dei dati sulla qualità e sulla rotazione delle scorte fino al confronto con arranger, banche e investitori e alla negoziazione delle condizioni economiche.
La complessità aumenta perché ogni impresa presenta caratteristiche differenti. Rotazione, marginalità, stagionalità, canali distributivi, struttura dei sistemi informativi e modalità di vendita rendono difficile replicare automaticamente un modello utilizzato altrove.
Per questo il financing de-stocking appare destinato, almeno in questa prima fase, a essere soprattutto un’operazione su misura.
Una nuova leva per finanziare crescita e investimenti
L’interesse dello strumento diventa particolarmente evidente osservandolo dalla prospettiva delle imprese in crescita.
Un’azienda può essere redditizia, patrimonialmente equilibrata e avere buone prospettive commerciali, ma trovarsi comunque costretta a finanziare un capitale circolante crescente.
Più ordini possono significare maggiori acquisti di materie prime, più produzione, più semilavorati e più prodotti finiti prima che i relativi ricavi si trasformino in incassi.
Il magazzino rischia così di diventare il paradossale freno finanziario di un’azienda che sta crescendo.
Liberare parte delle risorse immobilizzate nelle rimanenze può quindi fornire liquidità da destinare a nuovi investimenti, acquisizioni, espansione produttiva, crescita commerciale o altre operazioni straordinarie, senza dipendere esclusivamente dal tradizionale canale del credito bancario.
Da questo punto di vista il financing de-stocking può contribuire anche alla diversificazione delle fonti finanziarie, tema sempre più importante nella pianificazione finanziaria delle imprese.
Le prime operazioni saranno decisive per costruire le prassi
Il mercato italiano è ancora in una fase iniziale. Lavorenti & Partners sta lavorando alla strutturazione di due tra le prime operazioni di questo tipo nel nostro Paese, una delle quali relativa al settore della trasformazione primaria del legno.
Saranno quindi le prime applicazioni concrete a chiarire molti aspetti operativi.
Il trattamento contabile, la gestione del riassortimento, l’evoluzione dei flussi di vendita, l’organizzazione del servicing, le soluzioni tecnologiche e le questioni fiscali rappresentano alcuni dei terreni sui quali dovranno formarsi procedure e standard di mercato.
È proprio questa fase iniziale a rendere lo strumento particolarmente interessante per commercialisti, consulenti e CFO. Prima ancora di proporre un’operazione occorre imparare a riconoscere le aziende nelle quali potrebbe produrre un effettivo vantaggio.
Il punto non è semplicemente stabilire quanto magazzino possieda un’impresa, ma comprendere perché lo possiede, quanto capitale assorbe, quanto è affidabile la sua valorizzazione, con quale velocità viene venduto e quale effetto finanziario potrebbe derivare dalla sua cessione.
Il financing de-stocking porta così il magazzino fuori dalla sola dimensione logistica e lo colloca pienamente all’interno della strategia finanziaria aziendale.
Per le imprese con rimanenze significative può rappresentare una nuova possibilità di liberare risorse. Per i professionisti significa invece ampliare il campo dell’analisi, mettendo insieme bilancio, capitale circolante, organizzazione, fiscalità e finanza strutturata.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più rilevante della novità: il magazzino non viene più osservato soltanto come una voce dell’attivo da ottimizzare, ma come un patrimonio che, quando possiede le caratteristiche adeguate ed è inserito in una struttura correttamente costruita, può diventare una vera e propria fonte di liquidità al servizio della crescita dell’impresa.
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