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Il Return on Equity e la sua capacità d’impatto
Nel processo evolutivo aziendale sono poche le cose che più avanzano a stretto contatto di quello che è il rapporto tra l’imposta stessa e chi investe in essa dei capitali. Perciò per analizzare quanto questi possano essere remunerativi, non si può non far riferimento ad uno degli indicatori di redditività più importanti in quest’ottica di ragionamento, ovvero il Return On Equity (ROE). Un valore alto o basso di questo, può avere delle differenti e svariate motivazioni a cui fare riferimento. Come abbiamo ben specificato sopra, l’aspetto principale su cui si concentra è la misurazione di un rendimento che è a sua volta una questione che avviene rapportando il capitale investito a quello che lo stesso va a rendere. Decisioni finali non possono però essere elaborate soltanto dalla visione di un numero, così come questa non può essere la base portante per far avanzare delle valutazioni rilevanti su quello che è il futuro dell’azienda in questione. Sono i modelli di scomposizione di quest’indice, partendo da quello più conosciuto sin dagli albori, denominato Scomposizione di DuPont fino a quello più conosciuto dei giorni nostri che prende il nome di Teorema di Modigliani Miller, che fanno sì che possa procedere ad un’accurata valorizzazione di quelli che sono i suoi punti di forza, e qui si fa riferimento a redditività operativa, efficienza nell’utilizzo degli asset ed effetto della leva finanziaria. A caratterizzare quest’indice nella sua assolutezza vi è il fatto che il capitale che lo caratterizza è il capitale investito dei soci mentre in parallelo si verifica che il patrimonio netto che si è strutturato, durante l’arco temporale che prendiamo in considerazione tramite conferimenti di capitale , utili non distribuiti e rivalutazione di beni porta a far sì che c’è una sovrapposizione del rendimento all’utile netto e perciò in quest’ottica di ragionamento facciamo riferimento alla seguente formula :
-> ROE = Rn (Utile dopo le imposte) / Pn (Patrimonio Netto)
Il punto di forza per cui detto indicatore ha così tanta rilevanza è relativa al fatto che tramite la costituzione di un singolo numero si fa portatore delle peculiarità di svariate prerogative della vita aziendale come gestione operativa, struttura patrimoniale, livello d’indebitamento e politica fiscale.
Proprio però questa sintetica capacità gestionale, se non dovesse essere gestita con le giuste modalità, potrebbe diventare il grande limite di questo, dato che per evitare delle interpretazioni distorsive deve essere fatta un’analisi di ampio raggio del valore numerico senza fermarsi a considerare quella che è una valutazione singolare dello stesso. Tant’è che viene sempre vista con particolare attenzione analitica la questione relativa a due aziende che hanno due ROE uguali e che però si trovano ad affrontare delle condizioni economico – finanziarie molto differenti, dato che una riesce a generare utile tramite una notevole efficienza operativa mentre l’altra è in grado di generarlo ricorrendo ad una grande leva finanziaria che porta ad importanti rendimenti ma che allo stesso tempo correla il tutto ad una forte propensione al rischio. Quindi quando si vuole andare a realizzare un’analisi economico – patrimoniale finalizzata alla realizzazione di una precisa consulenza direzionale diventa importante visualizzare l’indicatore in una logica d’insieme in modo da ricavarne una totalità di tutti gli aspetti insiti in esso.
Questa linea di ragionamento va sempre perseguita ma non deve mai distaccarsi dal principio originario che è quello che si riferisce al fatto che la redditività di un’impresa nasce dal come vengono remunerate le vendite e dalla capacità di generare quante più vendite possibili tenendo in considerazione il capitale investito. L’effettivo salito di qualità nella reale comprensione di quanto viene sopra – citato, lo si fa tramite il passaggio di una visione contabile ad una visione economico – gestionale. Infatti la reale comprensione della vita aziendale passa per i tre seguenti punti salienti :
- Efficacia con cui vengono controllati i costi
- Produttività degli asset che vengono utilizzati
- Modalità tramite cui la struttura finanziaria genera il risultato
Il reale obiettivo non è soltanto riconducibile alla comprensione di quanto reddito viene creato tenendo in riferimento il capitale proprio bensì è assimilato con molta importanza al capire le modalità tramite cui viene generato questo. Quindi si arriva all’assunto che maggiore è il margine netto elevato tanto più positiva sarà la gestione operativa che porta con sé un’ottima capacità di trasformare i ricavi in utile mentre se questa la si ottiene per una mancata rotazione degli asset è sottinteso un eccesso di immobilizzazioni oppure la successiva costituzione di una struttura poco snella. Al contrario quanto più ruota il capitale investito tanto più ci sono alla base dei margini troppo bassi ed una conseguente compressione dei costi che alla lunga non sarà più sostenibile. Più quest’indicatore risulta elevato e più si è fatto ricorso alla leva finanziaria che di conseguenza da vita a delle criticità nell’ottica della sostenibilità, quanto più ci sono questi grandi valori caratterizzati da un notevole indebitamento più si ha la percezione di un andamento positivo, ma il tutto deve essere letto con molta attenzione perché è molto labile il passaggio da un modello solido di redditività ad un modello che si regge su dei fragili equilibri.
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